Intervista al Presidente ITKAM Emanuele Gatti su L’Avvenire.

«Non si può crescere se non si internazionalizza». Intervista a L’Avvenire del 17/03/2017.

 

Intervista Gatti ITKAM 17/3/17

Parla il cremasco Emanuele Gatti, dal 2012 presidente della Camera di commercio italiana per la Germania

«Io mi sento di Crema, leggo sempre il notiziario del mio Rotary che ricevo settimanalmente». Emanuele Gatti è in Germania da 20 anni, ma non rinnega le sue radici. A lungo amministratore delegato per Europa, Medio Oriente e America Latina di Fresenius medical care, multinazionale di apparecchi per dialisi, dal 2012 I’ambasciatore italiano a Berlino l’ha chiamato a Francoforte quale presidente della Camera di commercio italiana per la Germania: «Una sorta di società di consulenza sull’esportazione italiana—spiega— che, pure, aiuta le aziende tedesche a posizionarsi sul mercato italiano». Insomma: è il numero uno dell’ente che favorisce l’interscambio commerciale tra i due Paesi e, quindi, quello lombardo-tedesco, il più fiorente d’Italia.

Quali sono i maggiori settori d’esportazione?

Quello della chimica farmaceutica e della meccanica. Basti pensare che buona parte delle multinazionali tedesche ha sede in Lombardia.

Un esempio virtuoso?

La bergamasca Brembo, per esempio: i suoi freni rossi sono su quasi tutte le macchine e moto tedesche, è una grande azienda che ha saputo entrare nel mercato estero e rimanervi stabilmente.

Una strada non percorribile da tutte le imprese…

Vero. Molte aziende lombarde sono dotate di grandi potenzialità, ma per dimensioni o cultura non perseguono l’internazionalizzazione.

Come aiutarle?

Potenziando le reti d’impresa. Se vuoi spendere il vantaggio della creatività e flessibilità portate dalle aziende lombarde, non serve a niente parlare con l’acquisitore del prodotto: devi interfacciarti con la parte tecnica che ha dato l’ordine di acquisizione, ma se sei piccolo non riesci. Ecco allora l’importanza di costituire consorzi o comunque sinergie.

Quali altri problemi limitano l’export lombardo?

I limiti che si autoimpongono le aziende, per esempio: vincoli di personale, di fatturato… ma se vuoi esportare non puoi pensare di bloccare la tua crescita.

Si esportano solo merci, o anche servizi?

I servizi delle imprese lombarde sarebbero richiestissimi in Germania, solo che queste non sono ancora attrezzate per internazionalizzarsi. Eppure, dobbiamo pensare che tra servizi e fornitura industriale sarebbe possibile una grande integrazione.

Oltralpe come sono viste le università lombarde?

Hanno un’ottima reputazione. Quando nomini a un tedesco Bocconi o Politecnico, spesso ti senti dire che sono come o superiori agli atenei tedeschi. Però hanno un problema: a differenza di altre, finora non hanno voluto internazionalizzarsi. Cultura e sapere scientifico dovrebbero essere internazionalizzati tanto quanto beni e servizi. L’hanno capito i francesi: a Berlino esistono diverse loro sedi universitarie.

Internazionalizzazione fa rima con integrazione. Solo a parole?

No. Sono convinto che la fabbrica può diventare luogo in cui promuovere la cultura di socializzazione e integrazione. Lontano da questa prospettiva, mai avremo un mondo socialmente corretto e civile.

[Marcello Palmieri]

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