La riforma fiscale italiana raccontata ai tedeschi.

Frankfurter Allgemeine intervista il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, ieri a Francoforte per l’ incontro con gli investitori tedeschi organizzato dalla ITKAM. L’intervista:

Italia: la massima autorità fiscale ora punta su un lavoro di sensibilizzazione

In Italia la nuova direttrice dell’Agenzia delle Entrate intende assolutamente evitare la reputazione di essere come “Dracula” (una sanguisuga) al contrario del suo predecessore.

Rossella Orlandi al vertice dell’Agenzia delle Entrate con gestione autonoma dall’estate del 2014, fa un passo ancora più in là ribadendo che “Il gioco di guardie e ladri, per quanto riguarda le imposte, non ha funzionato”, e si riferisce alle proprie esperienze quale esponente al vertice dell’Agenzia delle Entrate in Italia. “Intendo esimermi da “razzie” sensazionali come le ha messe in scena il mio predecessore nella località di Cortina d’Ampezzo davanti alle telecamere”, ha detto Rossella Orlandi. Evidentemente è un parere condiviso anche dal Governo ovvero dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, che non vuole più provocare proteste fiscali e non intende tornare agli anni in cui ogni suicidio di un imprenditore veniva interpretato come un’accusa contro l’amministrazione finanziaria.

Dal punto di vista della direttrice Orlandi, pertanto, ora non è più efficace la strategia dagli annunci draconiani, perché gli impiegati dell’amministrazione finanziaria, comunque, sarebbero in grado di effettuare controlli compresi solo tra un numero di 300.000 a 350.000 imprese all’anno. Il numero delle imprese e delle società di persone in Italia è attorno ai 6 milioni, e perciò questo valore comparativo è molto più alto a paragone di quelli della Germania. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate con i suoi 40.000 dipendenti ha il compito di controllare 41 milioni di contribuenti italiani, attivarsi contro le frodi sociali e rilasciare per tutti i cittadini italiani la tessera sanitaria.

Alla caccia di evasori fiscali, gli esattori fiscali italiani  per anni avevano puntato sugli studi di settore per calcolare un eventuale reddito fittizio per ogni impresa artigianale, a seconda del quartiere della città dove era situata o del numero di dipendenti. Ma negli anni di crisi economica tali costrutti teorici sono divenuti inutilizzabili.
Rossella Orlandi sta mostrando agli Italiani quanti dati l’amministrazione finanziaria abbia su ogni singolo cittadino. Da alcune settimane, inoltre, l’amministrazione finanziaria, sta avendo la comunicazione dei saldi dei conti di tutti i conti bancari italiani.

Nonostante tutto il pessimismo aspettatosi, Orlandi, entro la primavera del 2015 ovvero entro sei mesi, è riuscita a fornire elettronicamente a 20 milioni di lavoratori italiani, una dichiarazione dei redditi compilata con i dati provvisori a disposizione.
Chi accetta questa dichiarazione dei redditi e la reinvia è esonerato da ogni rischio riguardante eventuali errori formali ed è sollevato dalle relative sanzioni salate. Per l’anno 2016 l’amministrazione finanziaria mette a disposizione 30 mila dichiarazioni dei redditi precompilate, nelle quali è già indicata la detrazione per lavori di ristrutturazione oppure le deduzioni per le spese mediche private o in farmacia. Chi dimentica di fare la dichiarazione dei redditi ora riceve anche un sollecito “non possiamo mostrarci buoni, sarebbe contro la legge” afferma Orlandi.

Si riferisce alle sue origini nella città toscana di produzione del marmo di Carrara per il suo carattere a volte un po’ duro che si nasconde dietro l’aspetto amichevole e simpatico del dialetto toscano. Allo stesso tempo, ha detto: “Io stessa sono stata seduta ad uno sportello con il pubblico e perciò conosco le motivazioni pratiche e i problemi della gente. Chi nel corso di un anno perde l’occupazione e crede di non dover presentare la dichiarazione dei redditi, si sbaglia perché incorre in sanzioni drastiche. Queste non possono essere risparmiate, ma è per questo che prima abbiamo considerato di inviare gli avvisi.”
La principale esperienza del più alto funzionario tributario italiano è nel rapporto con le imprese. Nel 1981, a 24 anni, ha iniziato a lavorare, da laureanda in giurisprudenza con lode, presso l’ufficio delle entrate del capoluogo di provincia toscano Empoli presso Pisa, arrivando fino al vertice dell’Agenzia delle Entrate e così ha fatto subito esperienza con l’industria italiana del cuoio. Poi è stata responsabile dell’area delle grandi imprese in Toscana. Anche con questa esperienza alle spalle, ora cerca di segmentare i 6 milioni di aziende, tra cui 3200 di grandi dimensioni con più di 100 milioni di euro di volume d’affari, imprese medie e in un milione di piccole imprese a reddito basso. Per le imprese minori spera in una semplificazione delle norme. Alle grandi imprese Orlandi fin d’ora può offrire delle informazioni preliminari.

“Non ha senso iniziare un contenzioso con due anni di ritardo, le aziende vogliono dei chiari punti di riferimento per i loro investimenti”, ribadisce Orlandi. Ora vengono incontro a questa ambizione i nuovi regolamenti sulla riscossione ed una nuova legge a titolo “Patent Box” che permette un risparmio d’imposta fino al 50 per cento sui redditi da innovazioni in Italia.

“Ma a lungo termine, una strategia trasparente di sviluppo (sostenibile) potrà avere successo solamente se le regole fiscali diverranno più semplici e più chiare”, afferma Orlandi. Inoltre, spera che un giorno le maggiori entrate derivanti dai controlli possano essere riversate a tutti i contribuenti onesti in forma di sgravi fiscali. Ma i politici italiani a questo riguardo si mostrano contraddittori: sono in pochi a farsi vedere pubblicamente con la maggiore esponente tributaria, molti si oppongono all’autonomia dell’autorità concordata con l’UE e l’OCSE, ma tutti vogliono più soldi per le loro spese correnti.

– TOBIAS PILLER

Traduzione: Eva Hosp

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