10 buoni motivi per credere nell’Italia (e nelle sue imprese) nel 2015

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E’il momento di dare un segnale positivo e darvi 10 buoni motivi per credere nelle imprese italiane. Perché ci sono cose in Italia che vanno davvero nel verso giusto.

Ecco allora uno spunto per inquadrare meglio i punti di forza del made in Italy. E sfatare qualche luogo comune sul nostro paese.

I dati sono estrapolati dal rapporto “2015. L’Italia in 10 selfie” pubblicato dalla fondazione Symbola. Il rapporto completo (e le fonti) li trovate qui.

1. Le imprese italiane sono tra le più competitive al mondo

Abbiamo preso un campione di 5.117 prodotti. Su questi l’Italia si è piazzata nelle prime tre posizioni in ben 935 per quanto riguarda l’attivo commerciale con l’estero.

2. L’Italia è uno dei paesi meno indebitati al mondo, considerando il debito aggregato (Stato, famiglie, imprese)

Il debito pubblico italiano è pesante. Ma se invece guardiamo la situazione complessiva del Paese (quindi il debito dello Stato insieme a quello privato) l’Italia – nonostante la crisi stia erodendo la grande ricchezza privata degli italiani – è più virtuosa di altri paesi.

Ecco alcuni esempi:

  • Italia 261% del PIL
  • Stati Uniti 264%
  • Regno Unito 284%
  • Spagna 305%
  • Giappone 412%

3. L’Italia è uno dei cinque paesi al mondo con un surplus manifatturiero sopra i 100 miliardi di dollari

Nel 2012 l’Italia ha raggiunto un surplus commerciale manifatturiero con l’estero di 113 miliardi di dollari. Questo conferma il ruolo di punta del nostro Paese nell’industria mondiale, in confronto all’Italia infatti altri paesi sono indietro. Alcuni esempi? Francia (-34 mld), Regno Unito (-99mld), Usa (-610mld).

4. Per 77 prodotti l’Italia è leader dell’agroalimentare nel mondo

23 prodotti agroalimentari italiani non hanno rivali sui mercati internazionali. Pasta, pomodori e altri ortaggi, aceto, olio, fagioli e ciliegie: sono alcuni dei prodotti per i quali il nostro Paese vanta le maggiori quote di mercato mondiale.

E ce ne sono altri 54 per i quali siamo secondi o terzi. Nonostante la contraffazione e la concorrenza sleale dell’Italian sounding, siamo sul podio nel commercio mondiale per ben 77 prodotti.

E poi c’è il biologico: siamo i primi in Europa per numero di imprese, tra i primi al mondo per superficie e tasso di crescita medio annuo.

5. L’industria meccanica italiana è la seconda al mondo per competitività

L’industria italiana del machinery occupa i vertici delle graduatorie mondiali di settore. Nella classifica di competitività elaborata dall’International Trade Centre dell’UNCTAD/WTO, l’industria italiana della meccanica risulta seconda subito dopo quella tedesca.

6. 341mila aziende italiane hanno scommesso sulla green econonomy (e hanno fatto bene)

Durante la crisi, 341.500 aziende italiane (il 22% del totale) hanno scommesso sulla green economy. Una scelta che si è rivelata vincente: in termini di export (se consideriamo le imprese manifatturiere, il 44% di quelle che investono green esportano stabilmente, contro il 24% di quelle che non lo fanno), e di innovazione (il 30% delle aziende manifatturiere che puntano sul verde hanno sviluppato nuovi prodotti o nuovi servizi, contro il 15% delle altre).

7. L’Italia è uno dei paesi più innovativi in campo ambientale

L’Italia immette nell’atmosfera 104 tonnellate di anidride carbonica per milione di euro prodotto. La Germania  ne immette 143, il Regno Unito 130.

Per quanto riguarda i rifiuti: ne produciamo 41 tonnellate ogni milione di euro prodotto. Anche qui battiamo la Germania (65), il Regno Unito (65) e la Francia (93).

Inoltre siamo campioni europei nell’industria del riciclo: a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea, nel nostro Paese ne sono stati recuperati 24,1 milioni, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania sono 22,4).

8. Grazie alla cultura produciamo 74.9 miliardi di euro all’anno

Alla filiera della cultura – 443.458 aziende, il 7,3% del totale nazionale – l’Italia deve 74,9 miliardi di euro, il 5,4% della ricchezza prodotta. Ma arriviamo a 214 miliardi, il 15,3% del valore aggiunto nazionale, se consideriamo quella parte dell’economia nazionale che, come il turismo, cresce di 1,67 euro per ogni euro prodotto dalla cultura.

9. Nell’Eurozona l’Italia è la meta preferita dai turisti extraeuropei

Con 56 milioni di notti siamo il primo paese dell’Eurozona per pernottamenti di turisti extra Ue. Siamo la meta preferita dei paesi ai quali è legato il futuro del turismo mondiale: la Cina, il Brasile, il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia, gli Usa e il Canada.

L’Italia, non a caso, è il Paese che nel mondo vanta il maggior numero di siti Unesco nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità (51 su 1001). Del totale della spesa dei turisti in Italia, 73 miliardi di euro nel 2013, il 36,5% (26,7 miliardi ) è legato proprio alla cultura e alla sua filiera.

10. Le aziende legate al territorio e ai lavoratori aumentano il loro fatturato

Le imprese ‘coesive’ sono quelle più legate alle comunità, ai lavoratori, al territorio, che investono nelle competenze, nella sostenibilità, nella qualità e bellezza. Nel 2013 queste imprese hanno aumentato il fatturato nel 39% dei casi rispetto al 2012, contro il 31% delle non coesive. Hanno visto crescere l’occupazione nel 22% contro il 15%.

Non è forse un caso se, tra il 2007 e il 2012, pur senza misure pubbliche a sostegno, sono imprese italiane quelle che hanno guidato – dietro gli Usa – il re-shoring mondiale e rappresentano oggi il 60% delle rilocalizzazioni europee.

 

Cover photo: flickr/Andrea [CC BY]

 

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