Live blogging, ovvero gli aggiornamenti in tempo reale dal Forum Economico Italo-Tedesco

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8.54 – Tutto pronto per accogliere i circa 300 invitati attesi oggi al Forum Economico Italo-Tedesco. Per conoscere gli invitati leggi questo post. Su twitter useremo gli hashtag #forumeconomico #it_germania

9.16 – S.E. Elio Menzione, Ambasciatore Italiano a Berlino, legge il messaggio del nuovo Ministro degli esteri, Emma Bonino: “Un messaggio incentrato sull’Europa, visto l’ottimo lavoro del nuovo Ministro come Commissario Europeo”.

Alcuni stralci del messaggio: “qualcuno può seriamente credere che siamo arrivati all’unico punto di dover rinunciare all’integrazione dell’europa?” L’Euro rimarrà debole finché sarà una moneta senza stato.

Emma Bonino parla di “Stati Uniti d’Europa” e sottolinea la necessità di una unità politica e democratica. “Non super-stato, ma sistema federale dove solo alcune funzioni vengono affidate al sistema europeo”. Imposta sul valore aggiunto su import extra EU.

L’UE è anche un’occasione per le economie di scala per il sistema di difesa, per la ricerca e per l’innovazione: ancora oggi tocca confrontarsi con paesi di grosse dimensioni.

Emma Bonino cita Angela Merkel: “Il nostro compito è di creare unione politica in Europa”.

9.26Emanuele Gatti, Presidente CCIG, presenta (in tedesco) l’evento di oggi: “L’evento di oggi è la continuazione di quanto iniziato durante la celebrazione dei cento anni della Camera di Commercio italiana per la Germania, ed è dovuto, visto i grandi cambiamenti in atto: “il nostro obiettivo da ormai 102 anni è agevolare la cooperazione tra le imprese italiane e tedesche”.

“I tedeschi e gli italiani hanno sempre avuto rapporti molti intensi tra loro”. La CCIG agisce anche come moderatore culturale.

Il Forum Economico Italo Tedesco rappresenta anche una discussione sull’interculturalità. Il simbolo è rappresentato da due mani che si stringono per la sottomissione di un affare, ma anche due mani che sanciscono le uguaglianze. Le mani rappresentano anche un altro punto della nostra missione: il networking.

Voi, nostri soci, ci rendete forti, fate parte delle imprese che ci sostengono su rete volontaria, per sostenere questa cooperazione.

Condividiamo lo stesso pensiero di Annibale quando un suo generale gli comunicò l’impossibilità di attraversare le Alpi: “O troveremmo una strada, o ne costruiremo una”. E questa strada ci porterà a Roma nel 2013.

9.35 – Nuovamente S.E. Ezio Menzioni: il valore di scambio tra Italia e Germania è stato di 104 miliardi di Euro nel 2012.

Anche Ezio Menzione si sofferma sulla crisi dell?EU: Italia e Germania hanno saputo vedere nel progetto di integrazione Europea il loro riscatto politico ed economico. Nel contesto della crisi che stiamo attraversando, la marginalizzazione dell’Unione Europea è un rischio concreto. italia e Germania devono lavorare assieme per scongiurare tale pericolo.

9.43 – Frank-Walter Steinmeier: “Noi tedeschi siamo affascinati dall’Italia: lo stile e l’eleganza”.

Ancora poco tempo fa l’Italia era in depressione: “stasi e recessione invece di creatività e crescita”. L’ex direttore dell’Economist aveva parlato di “Girlfrined in a coma”.

Steinmeier: “Anche in Germania non si investe più”. “Nessuno dovrebbe essere sorpreso di quello che dico. la Germania è campione mondiale in export: ma la nostra forza di esportazione non si basa verso la cina: il 6% dei prodotti fabbricati vanno verso la cina, il 60% verso i paesi limitrofi. La nostra forza di esportazione può essere anche un rischio. Questi sono i prospettivi per cui posso dire che le prospettive della Germania sono si migliori di altri paesi europei, ma non sono ottime, perché dipendiamo dai paesi limitrofi, e qui la situazione è preoccupante, se guardiamo a Spagna, Italia e anche Francia”

“Se nelle giovani generazioni europee l’UE e la moneta comune non vengono considerate soluzione ma causa del problema stesso, noi come politici avremo perso”.

Una crisi europea dove non più creatività delle imprese è elemento fondamentale, ma spread. Steinmeier sottolinea la necessità di diventare indipendenti dai mercati finanziari, quindi diminuire le spese. Ma non solo questo: perché i tagli non possono portare alla crescita.

La recessione non si limita ad alcuni paesi mediterranei dell’Europa del Sud, ma prende anche altri stati più stabili.

10 anni fa non era la Grecia e l’Italia ad essere in coma: era la Germania. Stesso l’Economist definì la Germania il malato dell’Europa: all’epoca le imprese sono quelle che hanno reagito per primo e lo hanno fatto con successo. Le imprese in 3-4 anni hanno rigenerato utile. Cosa è successo in questi anni? Le imprese hanno da una parte tagliato drammaticamente il personale: siamo arrivati a 5 milioni di disoccupati.

A quel tempo ero segretario della cancelleria di Gerhard Schröder ed abbiamo dovuto trovare una soluzione a questa spirale negativa. La mia esperienza di quegli anni, dovrebbe farci rinunciare alla ricerca di una sola soluzione per la crisi dei paesi europei. Noi dobbiamo avere lo stesso atteggiamento nei confronti dell’altro come lo è stato dato a noi. Noi abbiamo avuto tempo. Ci abbiamo messo quasi dieci anni a passare dal fanalino di coda e tornare nuovamente in testa.

L’economia europea deve tornare ad investire. In Italia le piccole medie imprese da decenni sono riuscite a posizionarsi sui mercati internazionali grazie allo stile e l’eccellenza. Sono le piccole e medie imprese che danno la forza all’Italia.

Creare catene di valore transfrontaliere, in Europa. Questa è la ricetta, la soluzione per diventare un po’ più resistenti verso i pericoli di un’economia globale finanziaria gonfiata. una crescita di questo tipo non avviene automaticamente, servono degli investimenti comuni, per quanto riguarda energie, salute ed internet. Abbiamo bisogno di una tassa sulle transazioni finanziaria per avviare investimenti in questo senso.

Steinmeier cita la volontà di Enrico Letta di voler continuare a mantenere il deficit sotto la soglia del 3%. Loda l’atteggiamento del “Decreto del fare”, perché bisogna fare. nonostante i contraccolpi, l’Italia è tornata a rafforzarsi.

Steinmeier conclude in Italiano: “Il mercato globale nel frattempo è cambiato, ma l’imprenditorialità italiana, l’attenzione alla qualità e lo spirito di innovazione non sono diminuiti. Credo dell’Italia e nel suo futuro”.

10.20 – E’ il momento di Flavio Zanonato. Anche il ministro dello Sviluppo Economico parte dall’Europa e dalle radici comuni tra Italia e Germania: “Se è vero che ci sono alcuni punti di disaccordo su come affrontare la crisi finanziaria, devo dire che i punti di vista diversi sono sui dosaggi della medicina.”

Interscambio commerciale tra Italia e Germania (104 miliardi di €) è stato superiore a quello Italia-Francia ed Italia-UK. Perfetta integrazione tra le due economie: “una parte del successo tedesco è riconducibile alla componentistica italiana”.

Sono 1800 le imprese in Germania copartecipate da imprese italiane, ed altrettante quelle italiana a capitale tedesco.

I pregi del sistema economico italiano: assenza di bolle, ricchezza delle famiglie, sistema bancario solido con un modello di business orientato all’economia reale, spese sistemate dal precedente governo.

“Il paese deve puntare non su operazioni a costo zero, ma a saldo zero”. Senza ricorrere al credito è difficile, quasi impossibile.

10.32 – Claudia Nikolai chiama sul palco i partecipanti al primo pannel, moderato da Ferruccio de Bortoli, il quale chiede un parere sulla situazione attuale a Giuseppe Vita, Presidente Unicredit SpA.

Giuseppe Vita sembra pessimista sulla situazione, ma sottolinea: “siamo condannati a fare l’Europa”. “Abbiamo avuto all’inizio del 2000 ad una ubriacatura di tassi bassi, che hanno portato le famiglie ad indebitarsi.

In Europa soffriamo di elettoralite acuta: condizione costante e continua di campagna elettorale. Come possiamo uscirne? Rinunciamo a parte della sovranità e deleghiamola all’Europa.

Michele Valensise, Segretario Generale, Ministero Italiano degli Affari Esteri: “Sono più ottimista di Vita”. Necessità di superare lo sterile dibattito di rigore e crescita: “A mio avviso stiamo andando in questa direzione, e sta andando anche la Germania”.

C’è un rischio di disaffezione verso l’Europa? “Certo, è un rischio con cui dobbiamo confrontarci”. “Io sono sempre stato colpito dalla coerenza con la quale lo stesso Cancelliere Merkel sostiene l’Euro e la necessità per lo stesso stato tedesco dell’Europa.

Hans-Joachim Otto, Segretario di Stato Parlamentare del Ministero Federale dell’Economia e della Tecnologia, invita a parlare di sostenibilità. Italia e Germania sono in una situazione parallela. Siamo due paesi similari, anche nell’economia industriale.

L’imposta sulla transizione finanziare non deve far si che le banche si spostino a New York e a Londra. Vedo con favore quanto deciso dal governo Letta, che deve trovare la formula per un’economia sostenibile.

“Noi in quanto tedeschi siamo europeisti convinti. il 90% dei tedeschi sono a favore dell’Europa”.

Flavio Zanonato, Ministro dello Sviluppo Economico della Repubblica Italiana: “Voglio solo aggiungere: in questi primi 50 giorni il governo ha fatto già molto. Abbiamo adottato misure che sotengono la piccola media industria e che sostengono le famiglie. E adesso siamo arrivati con un pacchetto soprannominata “politica del fare”. Dobbiamo garantire alle industrie italiane di poter competere alla pari.

Fondamentale il rapporto con la Germania.

Giuseppe Vita vuole aggiungere: “In Italia abbiamo una miniera culturale ed industriale”. L’industria se rilanciata non può essere delocalizzata.

11.00 – coffe break! riprendiamo tra una ventina di minuti

11.30 – Riprendiamo con il secondo panel su industria e politica industriale in Italia e in Germania.

Thomas Schmid Editore WELT GRUPPE e moderatore del panel, passa la parola a Wolf Michael Kühne, Partner e esperto M&A DLA Piper.

Michael Kühne: più del 10% dei 22 milioni di lavoratori esteri dipende dagli investimenti esteri. Molti pensano che in italia non si investa più, ma non è del tutto vero. La realtà è che la situazione italiana è migliore delle fama che la precede.

Kühne chiude con un monito ai Tedeschi, “non lasciatevi impressionare , questo è il momento migliore per investire per prezzi bassi”. E all’Italia suggerisce di migliorare la propria figura all’estero, evitando quella “malattia degli Italini” che è quella di parlare male di se stessi. Quindi, ad esempio: “smettere di parlare di svendita quando una grande impresa internazionale vuole acquistare un’impresa italiana.

[I prossimi appunti sono stati presi in differita aspettando la conferenza stampa del Ministro Zanonato]

Domanda a Flavio Valeri, Chief Country Officer Deutsche Bank Italia sul punto di vista italiano verso la Germania.

Flavio Valeri: Abbiamo investito in Italia dove impieghiamo più o meno 5300 persone e speriamo di continuare in questa direzione.

Sicuramente il sistema bancario italiano è impattato dallo spread. Da qui l’offerta di credito ad un valore un pochino più caro.

Vantaggio per sistema italiano, soprattutto in certi settori (delle 4A) stanno andando molto bene dal punto i vista economico: più 10% negli ultimi 4 mesi.

“La soddisfazione riscontrata dai colleghi che gestiscono multinazionali tedeschi é molto alta anche rispetto ad italia come nazione per produzione.”

Bernhard Scholz Presidente CDO – Compagnia delle Opere. Concordo con il Ministro Zandonato che bisogna mettere le imprese italiane alla pari della competitività internazionale. Ci sono carenze infrastrutturali (peso fiscale, infrastrutture ma anche costi dell’energia).

L’Italia, di per sé, è posizionata abbastanza bene, anche l’export è tornato a crescere. Il problema dell’Italia è la produttività sotto la media Europea, ma se guardiamo le medie imprese, queste superano del 15% la media europea. Da qui la necessità per le PMI di investire nei processi produttivi e di mettersi in rete.

Recentemente è venuta fuori un indagine che dice che le aziende in rete hanno un aumento del 10% in più rispetto alle altre, compreso tasso di export.

Il modello non è far diventare tutte le PMI medie imprese, che è impossibile, ma fare rete, anche a livello internazionale, come sta avvenendo adesso.

Domanda: manca la generazione dei fondatori che hanno lasciato le aziende, e le nuove generazioni non sembrano essere così vicine alle loro imprese.

Risposta: La performance delle imprese familiari di piccola media dimensione è di molto superiore rispetto alle altre, ma questo succede perché ci si fa affiancare da manager esperti.

[qui ci siamo spostati al punto stampa per 20 minuti]

Lorenzo Bini Smaghi, Presidente SNAM: L’Europa non sta giocando la partita internazionale sull’energia.

Michael Kühne sul “decreto del fare”: “E’ una politica dei piccoli passi, perché tante gocce fanno il mare”

Alessandro Castellano: non c’è futuro senza le imprese. Il sentimento anti business è un sentimento che non produce. non credo che i governi possano creare lavoro se non fanno capire alla società che le imprese sono al centro delle loro attenzioni.

12.40 – terzo panel sulla cultura del lavoro e la formazione professionale in Italia ed in Germania

Modera Alberto Orioli Vicedirettore Sole 24 Ore che ringrazia dell’invito.

Stefano Colli, CEO Gi Group e Vicepresidente Assolavoro, si concentra su alcuni punti:

  • “Il lavoro a tempo indeterminato deve essere centrale. Perché permette di avere prospettive di medio lungo termine per le imprese”.
  • Il contratto di apprendistato deve orientare le imprese e le persone ad investire reciprocamente. Non può essere privo dell’aspetto formativo.
  • Agenzie interinali: bisogna avere il coraggio che ci sono strumenti di flessibilità cattivi che vanno eliminati. Ma bisogna anche individuare strumenti che garantiscano flessibilità e sicurezza. In Germania il settore non è così regolamentato come in Italia, ed infatti in Germania le agenzie sono 6000, mentre in Italia 80.
  • Fare Europa anche sui mercati del lavoro.

Alberto Orioli: qual’è il segreto del modello tedesco che permette un tasso di disoccupazione giovanile così basso.

Raimund Becker, Membro del Consiglio Direttivo Bundesagentur für Arbeit: diversi fattori, fra cui scelte intelligenti della politica.

In Germania il sistema che ha vinto è quello del sistema duale, dove i 2/3 dei giovani che hanno fatto apprendistato vengono assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, il restante trova lavoro dopo qualche mese.

Oggi stiamo andando in giro per l’Europa per reclutare manodopera ed ingegneri. Ad oggi la maggior parte degli ingegneri viene dalla spagna, che hanno dimostrato disponibilità a lasciare il paese ed imparare la lingua. Ammetto che abbiamo un focus su Spagna.

I posti di lavoro ci sono, la disponibilità c’è. Infatti paghiamo costi di viaggio per il colloquio e corsi di tedesco, organizziamo l’integrazione sociale.

Leoluca Orlando Sindaco di Palermo: “Abbiamo accettato che il denaro camminasse indipendentemente rispetto alla produzione” e “abbiamo separato il lavoro dai lavoratori”.

“Non si è mai pensato a far crescere nel Sud Italia imprenditori, si è sempre pensato di far crescere lavoratori, il che ci sta”, ma non basta. Non ci possono essere lavoratori senza imprenditori.

Tommaso Pedicini Caporedattore della trasmissione italiana Radio Colonia. “Non vorrei si citi del modello tedesco solo quello che fa comodo solo ad una certa parte sociale, senza dimenticare i costi che questo implica. Non è detto che il modello tedesco possa funzionare in italia.”

In Germania ci sono flessibilità e salari più alti. Se si perde il lavoro entra in una rete di supporto.

Raimund Becker menziona il minijob che permette di eliminare il lavoro nero. Ci sono tante donne in Germania che preferiscono avere un minijob. 7 milioni di minijob sono tanti, ma anche la Germania ha bisogno di questa soluzione. Bisogna non esagerare.

Alberto Orioli chiude l’ultimo panel: “Il lavoro si fa con le imprese e con le idee”

13.49 – Emanuele Gatti: “Vorremmo istituire questo forum come una piccola istituzione, e vi diamo quindi appuntamento a Roma per il prossimo anno”.

 

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