Vi raccontiamo una delle storie d'impresa conosciute al Festival dell'Economia Collaborativa di Parigi

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“Storie e strumenti per fare impresa”. Lo leggiamo ogni giorno, più volte al giorno, quando apriamo la prima pagina di questo blog.

Sarà per questo, o sarà perché in tanti hanno già raccontato ampiamente l’esperienza del OuiShare Fest di Parigi, che abbiamo deciso di focalizzarci su una delle tante storie d’impresa incontrate durante il festival.

Design a km zero

Andrea Cattabriga è un giovane architetto che nel 2011 decide di creare una “fabbrica diffusa” dove poter realizzare prodotti di design di qualità e ad un prezzo accessibile, grazie ad un network di imprese artigiane vicine al cliente finale. A lui si si unisce da subito Sebastiano Longaretti, ed insieme fondano Slowd.

Da subito stabiliscono contatti con le associazioni di categoria oltre che con artigiani e designer: una riformulazione di quello che è il principio del distretto industriale.

L’interesse da parte del pubblico arriva durante la design week di Milano, dove circa 15.000 persone hanno visitato la mostra “The Revolution Of The Diffused Furniture Factory”, che ha presentato al pubblico i primi prodotti, i designer e le aziende che li hanno realizzati.

Lavorare tra artigianato e web, tra design e share economy, ha i suoi problemi ma anche opportunità.

Andrea, conosciuto durante il festival, ci ha raccontato infatti che durante una presentazione di Slowd agli studenti di design l’accoglienza è stata tiepida:

“molti hanno ancora la convinzione di poter essere il prossimo Philip Starck perché non comprendono quanto il mondo sia cambiato e quanto quel sistema sia impermeabile”.

Nonostante questo, i designer che collaborano con Slowd sono già più 60, segno che fuori dalle classi universitarie si intravede l’opportunità del progetto.

Alcuni artigiani poi, non hanno un rapporto fluido con la tecnologia digitale. Ma da quella che può sembrare una difficoltà, nasce un’occasione per creare complicità tra gli artigiani e i promotori di Slowd, con chiamate da parte dei primi che dichiarano ai secondi con soddisfazione: “la cliente mi ha chiesto come ordinare la sedia, e io l’ho fatta registrare su internet”, segno di come il progetto abbia come come risultato anche il superamento del digital divide.

La terza rivoluzione industriale passa (di nuovo) dall’Italia

In occasione della nostra partecipazione a Codemotion, vi avevamo già parlato di Massimo Banzi, e di come il suo Arduino stia rivoluzionando la modalità di produzione, fornendo alle persone uno strumento che permetta di creare ciò che immaginano, nella maniera più semplice e libera possibile. Questo è il principio alla base della Terza Rivoluzione Industriale (per approfondire vi rimandiamo ad un famoso articolo dell’Economist).

Stefano Micelli ha poi rilanciato pochi giorni fa su Chefuturo!:

“Chi farà davvero la differenza, tuttavia, in questa fase di cambiamento sarà una nuova leva di produttori– chiamiamoli artigiani di nuova generazione – in grado di sfruttare queste tecnologie per promuovere varietà (tanti oggetti diversi, magari personalizzati) e qualità superiore.”

La start-up di Andrea sembra aver inquadrato questa traiettoria, grazie ad un vissuto familiare (la sua è una famiglia di artigiani) e di contesto: quello italiano ricco di know how sia nel settore artigianale che in quello del design.

E la Sharing Economy?

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In questa storia di impresa, l’economia collaborativa è la base e molla dell’idea e la troviamo:

  • nell’idea d’impresa, dove non c’è una proprietà singola del progetto, ma diffusa;
  • nella dimensione di rete (ebbene sì, anche il distretto industriale è sempre stato un esempio di economia collaborativa);
  • nei particolari, come nel caso del formato di condivisione: “Stiamo cercando di definire un formato aperto e facilmente comprensibile da tutti gli artigiani partecipanti;
  • nella presenza di Slowd al OuiShare Fest, dove è stata presentata come caso studio, insieme a tante altre storie d’impresa collaborativa.

Per sapere di più sul OuiShare Fest di Parigi

Sull’ottima organizzazione del OuiShare Fest, sugli interventi di qualità, su quanto si sia riuscito ad attrarre un pubblico trasversale – dagli imprenditori ai cittadini, dagli studenti ai professori – rimandiamo ad altri racconti presenti sulla rete, fra cui consigliamo gli articoli:

Foto da qui

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