Vi racconto come Germania, Francia e Italia vogliono uscire dalla crisi rilanciando l'industria in Europa

A Berlino lo scorso 20 ottobre si sono incontrati i maggiori rappresentanti politici ed industriali di Germania, Francia e Italia. Cosa si sono detti? Ce lo racconta Claudia Nikolai, segretario generale della Camera di Commercio Italiana per la Germania.

Frank-Walter Steinmeier e Emma Marcegaglia d’accordo sulla necessità di salvaguardare l’economia industriale in Europa per uscire dalla crisi

Berlino 20.10.2012

Lo sviluppo dell’ economia reale è fondamentale per aiutare l’europa ad uscire dalla crisi. Non è un caso che l’agenda 2020 dell’Unione Europea preveda che il PIL europeo debba essere costituito entro tale anno per il 20% dall’industria manifatturiera.

“Cosa occorre prendere in considerazione per far sviluppare il settore industriale europeo e renderlo competitivo rispetto ai mercati emergenti, come ad es. quelli asiatici?”

Pascal Lamy, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio – WTO ha risposto puntando il dito sulla necessità di attivare politiche di livello non nazionale, bensì europeo, che sviluppino soprattutto la formazione dei giovani, l’efficienza dei servizi, come ad es. quelli logistici, la competitività dei prezzi energetici e l’affermazione di un sistema adeguato di welfare.

Inoltre, ha aggiunto Dieter Zetsche, Presidente di Daimler AG, non bisogna dimenticare l’innovazione: “Noi europei dobbiamo diventare innovativi in maniera proporzionale ai prezzi dei nostri prodotti. Il caso dell’iPhone 5, che contribuisce con la innovatività ad elevare di circa lo 0,5% il PIL degli USA, è un esempio da seguire”.

Le best practices tedesche

La Germania, che secondo uno studio di prossima pubblicazione da parte di WTO, sta per superare la Cina per la percentuale che il commercio internazionale detiene sul PIL totale, riconquistando il primato mondiale delle esportazioni, si presenta in Europa con importanti best practices industriali.

In primo luogo la capacità di presentarsi all’estero come “sistema”: la collaborazione dei vari livelli della catena del valore, è uno dei vantaggi competitivi del sistema industriale tedesco all’estero.

Anche l’alternanza scuola-lavoro, il cosiddetto sistema duale di formazione professionale che caratterizza la Germania, costituisce un fattore di competitività, che garantirà in futuro la presenza di forza lavoro tecnica qualificata, della quale attualmente la Germania sente un forte fabbisogno. Piuttosto che produrre accademici, la Germania, e con essa anche il resto d’Europa, dovrebbero concentrarsi sulla formazione professionale tecnica, per dare impulso allo sviluppo industriale e rimanere competitivi sul mercato globale.

La questione energetica: il punto debole per l’industria Europea

Punto debole per lo sviluppo industriale in Germania ed Europa è invece l’approvvigionamento energetico. Dopo la rinuncia all’energia nucleare attivata di recente dalla Germania (la cosiddetta Energiewende) è necessario che vengano create le condizioni per fornire alle imprese un accesso competitivo alle fonti energetiche, non esclusivamente quelle rinnovabili.

La soluzione di questo nodo è complessa, ma i partecipanti, tra cui il CEO del settore energia di Siemens, Dr. Michael Süß, e il CEO di GDF Suez, Gérard Mestrallet, hanno concordato sul fatto che la soluzione va trovata a livello europeo con accordi internazionali ed una precisa strategia geografica.

Sul duplice aspetto delle delle energie rinnovabili, che creano crescita e posti di lavoro, ma che comportano agli Stati contemporaneamente dei forti costi di incentivazione ha concordato anche Emma Marcegaglia, CEO di Marcegaglia SPA, che è stata accompagnata a Berlino da Daniel Kraus, Vice Direttore di Confindustria e dall’ex premier Massimo D’Alema.

La Marcegaglia ha elencato gli strumenti necessari per favorire la crescita industriale in Italia ed Europa: creare stabilità nei prezzi e nell’approvvigionamento delle materie prime, eliminare i monopoli, favorire il trasferimento di know how dalla ricerca universitaria all’industria.

Piccole Medie Imprese o Piccole Multinazionali?

In particolare in Italia la predominanza di piccole e medie imprese nella compagine industriale nazionale rende necessarie ulteriori misure, come ad es. la facilitazione dell’accesso al credito, particolarmente problematica quando l’impresa è di piccole dimensioni, così come la maggiore flessibilità nel mercato del lavoro.

Su questo secondo tema le ha fatto eco il Direttore Generale di BDI (Confindustria Tedesca), Dr. Markus Kerber, appena rientrato dal Forum Italo – Tedesco organizzato dalle Associazioni Industriali dei due Paesi a Bolzano: l’Italia è la seconda nazione industriale in Europa e produce una qualità comparabile a quella tedesca, ma il limite è dato dalla dimensione piccola delle imprese. E una riforma del mercato del lavoro potrebbe aiutare le PMI italiane”.

La Germania può essere una forte guida per l’Italia in questo momento di crisi. La strada per la crescita economica italiana passa certamente per l’Europa, ma in particolare “a Roma e a Berlino”, come ha sottolineato Massimo D’Alema. Ciò soprattutto grazie alla forte integrazione tra il sistema manifatturiero italiano e quello tedesco.

La forza dell’Italia è costituita dalle “piccole multinazionali”, imprese medie che hanno un forte grado di esportazione e che sono tipicamente subfornitori dei prodotti tipici del “Made in Germany”, primo tra tutti la metalmeccanica. Questi sono settori industriali che hanno tuttora un forte potenziale di sviluppo.

“L’Italia ha fatto passi da gigante nell’ultimo anno – così la Marcegaglia – implementando un pacchetto di riforme molto rigido. C’è ancora molto da fare, ma la situazione è davvero migliorata e lascia intravedere un messaggio di speranza, soprattutto puntando sulla collaborazione a livello europeo”.

I settori su cui far puntare il Made in Italy

Quali sono i settori su cui far concentrare lo sviluppo industriale internazionale dell’Italia? Andrebbero consolidati soprattutto la metallurgia, meccanica, chimica, che hanno possibilità di ulteriore sviluppo soprattutto in cooperazione con la Germania. Da sviluppare sono anche le biotecnologie e le green technology.

A conferma della complementarietà tra l’industria italiana e quella tedesca, i settori nominati dalla Marcegaglia corrispondono in gran parte ai settori che la Germania considera strategici, indicati da Frank-Walter Steinmeier nel suo discorso introduttivo: metalmeccanico, automobilistico, aerospaziale, chimico.

Un premio Nobel all’economia per l’Unione Europea?

Intensificazione dei rapporti industriali e commerciali di Germania, Francia e Italia in questi macrosettori, aumento della collaborazione industriale in tutta Europa, e aumento della competitività dell’industria manifatturiera tramite qualificazione dei lavoratori specializzati, innovazione, qualità dei servizi e miglioramento degli approvvigionamenti energetici sono i cardini di una nuova politica industriale, discussa a Berlino, che rafforzerà l’economia europea a livello globale e farà in modo che l’ “Unione Europea, dopo il Nobel per la Pace, potrà ricevere il premio Nobel all’economia”, come si è augurato il presidente di Daimler, Dieter Zetsche.

Foto di copertina da qui

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